martedì 3 novembre 2015

BISCAZZIERE E SPACCIATORE

Editoriale di Luigi Orsino


Che talvolta occorra usare la forza della costrizione per impedire agli esseri umani di fare del male ad altri o se stessi è un dato che diamo per scontato, purtroppo l’uomo o non sa auto regolarsi o manca della morale sufficiente a non commettere azioni a danno dei propri simili.

Fortunatamente non tutti, ma una percentuale, non irrilevante, purtroppo si. Lo Stato, per definizione, deve farsi garante dell’etica umana, promuovere i comportamenti socialmente utili e sanzionare quelli dannosi. Ma è veramente sempre così? Veramente lo Stato mostra con l’esempio la retta via, veramente si pone al di sopra di tutto e tutti per illuminarci con l’esempio? Certo dovrebbe essere così, infatti nel concetto stesso di Stato è implicito che si tratta dell’unione spontanea di tutti i cittadini che riconoscono l’esistenza di elementi di coesione tra loro. In linea di massima quest’unione genera una morale comune che esclude alcuni comportamenti ritenendoli alieni, lo Stato, quale unione politica di questi uomini si deve adeguare alle regole che essi riconoscono giuste e corrette. Se nei paesi occidentali vengono ritenuti illeciti i rapporti sessuali con minorenni lo Stato non può fare altro che prendere atto di questa volontà popolare e punire i trasgressori. 

Ci aspetteremmo, allora, che ritenendo la pratica dell’assunzione di sostanze stupefacenti e la loro diffusione,  attraverso la vendita, un comportamento asociale, da perseguire e punire, lo Stato applicasse tale regola in ogni circostanza e di fronte ad ogni sostanza che generi dipendenza, alterando lo stato di percezione e danneggiando gravemente la salute dei cittadini.
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Certamente la generalizzazione è nociva, la persecuzione ottusa limita la libertà individuale e i diritti civili di ognuno di noi. Bisogna fare dunque una distinzione tra sostanze dichiaratamente illecite e sostanze, che pur non essendo illecite, causano un forte danno all’organismo umano, pertanto ci si aspetta che lo Stato persegua e punisca chi vende e usa sostanze illecite dannose e tolleri, malvolentieri e con riserva, chi usa sostanze lecite ma ugualmente dannose. Che invece lo Stato  faccia commercio di queste sostanze, alcune in regime di monopolio, è assolutamente inimmaginabile e contro ogni regola, anche conto il buon senso. Invece è proprio ciò che avviene. In Italia il commercio degli alcolici è libero, addirittura si possono vendere alcolici a chi ha compiuto sedici anni, praticamente i controlli sono nulli e il fenomeno dell’alcolismo è dilagante, in maniera particolare tra i giovani e giovanissimi. Lo Stato esercita un controllo minimo per la semplice ragione che ogni centilitro di alcool venduto è gravato da una cospicua tassa che va a finire direttamente nelle casse dell’erario. Nessuna controindicazione viene resa nota e i dati relativi ai danni causati dagli abusi di alcolici sono debitamente censurati, nessuno vieta la trasmissione di spot pubblicitari che invogliano all’uso di tali bevande, in tali spot non sono mostrati vecchi alcolisti morenti di cirrosi epatica, ma giovani affascinanti circondati da splendide fanciulle, lasciando ad intendere che è l’alcool a dare una marcia in più.

Ancora peggio è il caso del tabagismo, chi fuma danneggia se stesso e chi gli sta vicino, attraverso il fumo passivo. Sui pacchetti di sigarette è stampato, a chiare lettere che il fumo è dannoso, che la nicotina uccide, con tale sistema lo Stato pensa di essersi scaricato la coscienza. Nel frattempo lo Stato dichiara essere l’unico soggetto abilitato alla vendita di tale veleno, facendo divieto a chiunque altro di farne commercio, agisce, cioè, in regime di monopolio. Vi dice:” Il fumo uccide e io sono l’unico a potervi fornire il veleno che vi porterà alla tomba”. Se poi calcoliamo il danno sociale causato dall’abuso di alcool e fumo, con gli innumerevoli stati patologici ad esso legati e l’impatto imponente di tali malattie, divenute vere e proprie pandemie, sulle casse della sanità pubblica, cronicamente vuote, dobbiamo ammettere che, evidentemente, i ricavi sono maggiori delle perdite o che le lobbies dei produttori di tabacco e di alcolici sono tanto potenti da costringere lo Stato a farsi tramite del malessere, grave, di altissime percentuali di cittadini. Forse oltre a quanto incassato attraverso la tassazione di questi prodotti vi sono dei ricavi occulti? Forse!
E cosa dire di un altro tipo di dipendenza, che pur non causando danni fisici, apparenti, causa danni gravissimi a livello psicologico, dipendenza e veri e propri attentati al sistema sociale fondato sul presupposto che il tuo simile sia persona equilibrata e che non si lasci vincere da vizi che modificando se stessi finiscono con il modificare il tessuto stesso della società.

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L’Italia è divenuta la patria del gioco d’azzardo,tutti sono gestiti, attraverso delle concessionarie, con tanto di licenze Statali. Anche qui la finzione di dire, alla fine degli spot propagandistici, e in maniera quasi intelligibile la famosa frase:” gioca con moderazione”, sembra sollevare il legislatore da qualsiasi responsabilità. Ebbene non è così! Quando vi è una rete fittissima di giochi d’azzardo, alcuni ad estrazione ogni cinque minuti, quando non si contano i vari sistemi per svuotare le tasche dei gonzi, dal Superenalotto, al lotto, dal Win for life alle scommesse, tutto viene mostrato come un sistema quasi sicuro per arricchirsi ed affrancarsi dai problemi quotidiani. Non dimentichiamo il proliferare dei casinò online, praticamente accessibile a tutti, minorenni compresi; è di questi giorni la notizia che stata approvata una legge che consente il rilascio di un’altra vagonata di licenze a concessionari di sale giochi, per approfondimenti cliccare QUI.Una manovrina che porterà nelle casse dello Stato svariati miliardi di Euro. Vadano pure in malora quei poveracci che si lasciano sedurre dalla, inesistente, possibilità di arricchirsi.
Ovviamente più aumentano i problemi economici del paese e maggiormente la gente si lascia incantare dalla chimera di affrancarsi da tali problemi. L’unico vero vincitore è lo Stato che incassa cifre astronomiche, una vera e propria forma di auto tassazione spontanea, che spariscono, inesorabilmente nel buco nero delle finanze pubbliche. Una forma tanto consolidata, quanto subdola, di sottrarre risorse al popolo che neanche ci si prende più la briga di avvisare che il prelievo è notevolmente aumentato, come è avvenuto con l’ultima finanziaria. Il danno sociale è enorme, la dipendenza da gioco rovina tanta gente, gente che si vende l’anima pur di poter continuare a giocare, ed in verità lo fa.
Quando un uomo, o donna, si gioca i soldi che dovrebbero servire al sostentamento della famiglia, quando ricorre agli strozzini per avere ancora denaro da buttare nel pozzo del suo vizio, quando perde la dignità si è venduto l’anima ed anche il corpo. Non faccia storcere il naso sapere che qualcuna si è prostituita per avere soldi da giocare e non si faccia del falso sentimentalismo quando si da la notizia di un suicida rovinato dalla passione dell’azzardo. 
Intanto lo Stato tende la mano ed incassa indifferente, in fin dei conti l’ha detto:” Giocate con moderazione”.
Viene da chiedersi chi ci sia realmente dietro le concessionarie che ingrassano sul gioco d’azzardo e che godono di talmente tanti privilegi da potersi anche permettere di non pagare le tasse per, poi, concordare, e sanare, le maxi multe con quattro spiccioli.
I padroni del gioco d’azzardo in Italia si spartiscono una torta (dati 2011) di 80 miliardi di Euro. Circa sedici volte il business annuo di Las Vegas o l’equivalente di varie, sostanziose, manovre finanziarie. Su questa cifra colossale lo Stato incasso una congrua percentuale (il 10% fino a poco tempo fa ora probabilmente più alta). Di fatto è la terza industria italiana (dopo Eni e fiat). Le società “Big” di tale mercato sono dieci che si spartiscono la metà del fatturato, l’altra metà va agli oltre 1500 concessionari e gestori. Alcune società sono italiane come Lottomatica e Snai, altre hanno sede all’estero (per meglio occultare il maltolto).
La Lottomatica Group S.p.a. si è trasformata in GTECH S.p.a. con sede a Roma prima quotata alla borsa di Milano ora quotata al Nyse. 
Siamo convinti che, considerato l’enormità del business le società note e rintracciabili siano solo la punta dell’iceberg. Il sospetto che dietro di esse vi sia la “longa manus” della criminalità organizzata (anche e soprattutto di quella che siede nei palazzi del potere) è più che giustificato.
Editoriale di Luigi Orsino per il Blog FAHRENHEIT 912