martedì 24 ottobre 2017

PESCARE NEL TORBIDO

Pensiamoci su: una rubrica di Luigi Orsino

Credo che in Italia “pescare nel torbido” sia lo sport preferito da molti, almeno da quelli che si trovano nella posizione giusta per poterlo praticare nella certezza che la faranno sempre franca.

Tra i vari tipi di “pesca” oggi voglio parlare di coloro che traggono benefici dalle mafie. Per essere più chiaro non voglio, in questa sede, trattare della loro pericolosità sociale e del loro potere corrosivo.  Voglio additare al vostro giudizio coloro che traggono profitto , pane e companatico, dall’esistenza della criminalità organizzata.
Poiché vi sono molte categorie che godono di grandi benefici ed ingrassano grazie all’esistenza del potere mafioso viene da chiedersi: “C’è realmente la volontà di combattere efficacemente le mafie e, possibilmente, sconfiggerle?”
Sinceramente crediamo di no.

I tagli continui alle risorse destinate alle forze dell’ordine sono il segno della volontà politica di non volere sradicare il potere criminale. Come potrebbe essere altrimenti considerato che la politica ha sempre fatto affari con le mafie e, spesso, devono le poltrone su cui poggiano i loro culi ai voti delle cosche. Non so voi ma io trovo molte difficoltà a distinguere i mafiosi dai politici e neanche saprei dire quale è il peggiore dei mali. Se consideriamo l’enorme numero di giudici che sono impegnati in indagini sulle mafie, Le Procure ed i tribunali impegnati in procedure che durano decenni e le varie commissioni parlamentari, ci si rende conto dell’enormità di risorse economiche impegnate in questa lotta. Siamo proprio sicuri che chi trae beneficio da questa lotta sia motivato a colpire definitivamente il potere mafioso?

In ogni caso sono concorde che non si può abbassare la guardia e la lotta deve continuare. Nessuno vieterebbe invece di contenere i benefici economici destinati agli uomini che combattono le mafie in limiti più accettabili. Questo permetterebbe di liberare risorse da destinare alla creazioni di posti di lavoro. E’ risaputo che le organizzazioni di criminalità organizzata prosperano la dove vi sono sacche di degrado e di povertà. Combattere la povertà significa togliere braccia al mostro.

Qualcuno obietterà che i giudici corrono gravi rischi ed hanno, quindi bisogno di essere adeguatamente protetti ed altrettanto adeguatamente retribuiti. Vero i giudici corrono molti rischi ma non certo più di quegli operai che fanno lavori usuranti e pericolosi. Si vadano a controllare il numero di morti sul lavoro, o a causa di lavori pericolosi o di lavori condotti in ambienti malsani e si confrontino con il numero di giudici caduti sul campo di battaglia delle guerre alle mafie. Credo proprio che non ci sia storia. Eppure nessuno ha mai pensato di mettere sotto scorta un operaio che lavora in fonderia. I signori giudici sono eroi della legalità, allora si comportino da eroi ed accettino i rischi del loro mestiere.

Un capitolo a parte meritano le associazioni che dovrebbero tutelare e soccorrere le vittime delle mafie. Queste associazioni ricevono, almeno quelle che hanno grandi appoggi politici, fondi a pioggia e la gestione dei beni sequestrati alle mafie. Il problema è che alle vittime non arriva un cazzo, i soldi spariscono ed i beni vengono gestiti dalle associazioni a loro esclusivo beneficio, spesso in modo inappropriato e con grande incompetenza.

Se i fondi venissero distribuiti alle vittime della criminalità organizzata e i beni sequestrati ugualmente fossero affidati a chi è stato duramente colpito dai criminali sarebbero sanati, almeno in parte, i mali causati dal mancato controllo del territorio da parte dello Stato, cosa che ha permesso ai mafiosi di crescere e prosperare.
Possiamo parlare di “Mafia dell’antimafia”?  Io un’idea me la sono fatta. E voi?
Luigi Orsino