venerdì 27 gennaio 2017

DISASTRI ITALIANI


PENSIAMOCI SU: UN EDITORIALE DI LUIGI ORSINO

Un numero impressionante di disastri naturali si è abbattuto sul nostro paese in questi ultimi anni. Certo non possiamo parafrasare il detto “piove: governo ladro”, ma una cosa è certa molte delle vittime e dei danni che la natura ha riversato  di noi si sarebbero potuti evitare o almeno rendere meno gravi se solo vi fosse stata una politica di prevenzione lungimirante e piani d’intervento rapido efficiente e pronto nelle risposte. E’ innegabile che mai in Italia vi è stato un piano d’interventi preventivi valido ed efficace. Considerato che la nostra terra è ha rischio alluvione, sismico e di eventi idrogeologici in generale potenzialmente a grosso impatto ambientale e con la sicurezza che tali eventi produrranno, immancabilmente vittime e danni consistenti si può affermare che nulla è stato fatto per minimizzare l’impatto di disastri naturali, che  sebbene in larga misura non prevedibili, sono certamente attenuabili nei loro effetti. L’attuazione di una corretta valutazione delle caratteristiche del territorio unitamente a regole costruttive adeguate avrebbero permesso di parare i colpi che la natura sferra periodicamente. Del resto in paesi ben più a rischio del nostro, il Giappone ad esempio, terremoti come quelli ultimi dell’Aquila e del centro Italia non producono effetti apprezzabili. Il nocciolo della questione sta tutto nella mancata prevenzione, rigide regole di costruzione con criteri antisismici ed un’accurata analisi territoriale avrebbe potuto attenuare gli effetti disastrosi. Purtroppo in un paese in cui si permette di costruire in zone ad alto rischio e con criteri che  di antisismico non hanno nulla se non, a volte, solo il nome,  evitare le conseguenze di eventi tanto naturali quanto disastrosi è impossibile. 

Perché non si è mai proceduto ad un’adeguata prevenzione? La motivazione è sempre la stessa. Una politica inquinata dalla corruzione a tutti i livelli (l’Italia è il terzo paese con percentuale di corruzione più alto d’Europa). La certezza che un evento disastroso metterà in moto la macchina della solidarietà, anche internazionale nonché la possibilità di varare leggi speciali che stanziano grosse cifre per far fronte all’emergenza (denaro che prenderà tante strade diverse ma di cui i danneggiati beneficeranno ben poco), l’apertura di un ventaglio di benefici economici che saranno fagocitati, senza pietà, dai soliti sciacalli. Insomma i disastri che per molti sono tragedie insanabili per poco diventano un’occasione di arricchimento. Perché fare prevenzione quando un’alluvione, una frana o un terremoto faranno arricchire chi tiene in pugno le leve del potere? Per evitare che vi siano vittime innocenti? Sono danni collaterali, vittime sacrificabili. Cosa dire poi delle capacità operative della protezione civile? Dovrebbe essere questa istituzione puramente tecnica, invece è soprattutto politica ad incominciare dalla direzione fino agli operatori che per la maggior parte vengono assunti per puro clientelismo e che di interventi mirati ne sanno poco o niente. La protezione civile viene fornita di attrezzature obsolete o addirittura non funzionanti ma che costano a noi contribuenti come se fossero d’oro massiccio. Le mancanze di questa struttura deve essere sopperita dai vigili del fuoco, gli unici veramente operativi ma sottopagati, mal attrezzati e con organici insufficienti. Poi si ricorre alle forze dell’ordine, all’esercito ed ai volontari che certamente non hanno l’addestramento adeguato a far fronte a situazioni disastrose di carattere naturale. Cosa dire poi delle buone intenzioni, o presunte tali? Si fanno promesse a vagonate, case subito, ricostruzione in tempi rapidissimi, messa in sicurezza degli edifici ancora salvabili, aiuti finanziari ai danneggiati e alle imprese non più in grado di operare. Solo parole, le parole non costano niente. Promesse che resteranno tali, salvo quegli interventi che permetteranno di lucrare ai corrotti che fanno dello sciacallaggio professione di vita. Questa oscenità non si limita solo ai disastri naturali ma anche ai disastri causati dall’uomo: ad esempio i parenti delle vittime del disastro ferroviario avvenuto ultimamente in Puglia non hanno ricevuto un centesimo di indennizzo e neanche sanno a chi rivolgere le loro richieste. Insomma un paese che disconosce i suoi figli, li affama, li abbandona, li deride con false promesse, li umilia e toglie loro la dignità può ancora dirsi civile?