martedì 25 ottobre 2016

ITALIANI IN FUGA: L’ISOLA DELLE LACRIME PENSIAMOCI SU - RUBRICA DI LUIGI ORSINO


Ellis Island (Isola delle Lacrime) è un isolotto alla foce del fiume Hudson nella baia di New York. Antico arsenale militare, dal 1892 al1954, anno della sua chiusura, è stato il principale punto d'ingresso per gli immigranti che sbarcavano negli Stati Uniti. Nel 2014 per la prima volta dagli anni ’90, da quando è iniziata l’immigrazione massiccia nel nostro Paese, gli italiani emigrati all’estero hanno superato per numero gli immigrati stranieri arrivati (non clandestini) in Italia. 155.000 nostri connazionali si sono infatti trasferiti all’estero contro i 92.000 stranieri regolari che si sono insediati da noi. Secondo il rapporto,nel 2014 nessun straniero si è trasferito in Italia utilizzando i flussi per motivi di lavoro, ma poco meno di due terzi (60.000) sono arrivati per ricongiungimenti familiari. Nello stesso anno ben 89.000 italiani si sono cancellati definitivamente dai ruoli dell’anagrafe. Quella che possiamo definire seconda grande ondata di emigrazione italiana è composta dal 56% di uomini e da 44% di donne, quindi diversa dalla prima che era composta quasi esclusivamente da uomini, con un’età piuttosto avanzata. La fascia dei 20-40 anni trasferitisi all’estero nel 2014 è infatti solo 1/3 circa del totale (45.000), mentre il 52% sono over 40. Gli ultra 65enni residenti all’estero sono il 19,9% del totale, dato che rende mediamente più giovane la popolazione emigrata, visto che in Italia la percentuale di ultra65enni è del 21,7%. Dato significativo e preoccupante, il

numero di 20-30enni rispetto al 2013 è aumentato del 28,4%, quindi molti giovani stanno abbandonando il nostro Paese per sfiducia nelle possibilità lavorative. Questa emigrazione, secondo un altro rapporto, quello della Fondazione Migrantes, è cresciuta in 10 anni del 49,3% e negli ultimi anni ha visto espatriare una prevalenza di cittadini del Nord e del Centro Italia rispetto a quelli del Sud: nel 2014 ben 18.425 provenivano dalla Lombardia e, se 8.765 venivano dalla Sicilia, un numero pressoché uguale (8.720) erano invece veneti. Ma il vero boom è stato quello del Lazio, il quale ha visto emigrare 7.981 persone, con un balzo di tre posizioni in questa non invidiabile classifica. Il livello di istruzione è generalmente buono, a differenza della prima emigrazione composta per la stragrande maggioranza da analfabeti, che venivano segnalati da un infamante “passaporto rosso” di riconoscimento: i laureati sono oltre il 24%, mentre i diplomati superano il 30%. A questo proposito l’OCSE ha stimato che dal 2008 al 2014 la perdita di investimento effettuato nella formazione di “capitale umano”, che emigrando porta le sue competenze all’estero, è stata per l’Italia di almeno 23 miliardi di euro. Questa la nuda realtà dei dati, che riportiamo apprendendoli da fonti certe. Una politica sfascista, demagogica e il malcelato scopo di speculare sulla forza lavorativa a basso costo che arriva in sostituzione di quella locale. Peccato che arrivino nella nostra patria stranieri poco o niente qualificati mentre fuggono cervelli validi, uomini e donne qualificati che sono, innanzi tutto ITALIANI. Nostri fratelli, nostri figli costretti a cercare fortuna all’estero, costretti a recidere le proprie radici, costretti a lasciare il ventre materno per cercare opportunità in un ventre alieno. Tutto per favorire chi specula sui migranti che ci invadono quotidianamente, per favorire che vuole avvalersi di lavoratori che costino poco e diano poco fastidio. Quale padre scaccia dalla sua casa il figlio per far posto ad un perfetto, e forse pericoloso, estraneo. Se il principio della solidarietà ci imporrebbe di dare accoglienza a chi lo merita non può imporci di mettere alla porta chi ha IL DIRITTO di vivere nel suo paese. Inoltre non siamo affatto sicuri, anzi il contrario, che tutti i migranti che arrivano in Italia siano meritevoli, temiamo che tra loro si celino molti lupi travestiti da agnelli. Non a caso, attualmente, circa il 75% della popolazione carceraria è costituita da stranieri entrati in Italia come migranti.  Questo è il risultato di una deleteria politica del lavoro (jobs act) che sta depauperando la nostra terra dei suoi figli migliori per far posto a gente di dubbia provenienza e di altrettante dubbie intenzioni.